Amadori: una modalità di allevamento sostenibile?

Amadori negli ultimi anni sta cercando di aumentare il livello di sostenibilità delle sue filiere produttive e degli allevamenti. L’allevamento sostenibile permette di limitare l’impatto ambientale e di migliorare le condizioni del territorio circostante. Migliorando l’efficienza delle filiere e cercando soluzioni il più possibile eco-sostenibili è possibile ottimizzare le risorse, ridurre i consumi e impiegare le nuove tecnologie al fine di migliorare l’impatto sull’ambiente.

Amadori ha adottato queste misure, cercando di mantenere sempre alta la produzione, senza limitarla ma semplicemente scegliendo altre fonti di energia e di smaltimento dei rifiuti.

L’economia circolare di Amadori

L’economia circolare di Amadori di caratterizza per il suo voler valorizzare al massimo tutte le risorse, i materiali e anche i rifiuti e i cascami energetici. Una delle principali attività eco-sostenibili è rappresentata proprio dal riutilizzo dei rifiuti. Per affrontare quest’attività, l’azienda ha scelto di valorizzare alcuni elementi, come:

  • utilizzare i sottoprodotti della lavorazione, come ossa, sangue e piume per la creazione di pet food
  • il grasso viene utilizzato come biocombustibile, grazie ad una specifica certificazione
  • il compost invece viene prodotto dagli impianti di biodigestione
  • la pollina viene utilizzata al fine di produrre energia rinnovabile

In questo modo, l’azienda è riuscita a reimpiegare correttamente tutti quei materiali di scarto che altrimenti sarebbero finiti all’interno delle discariche, aumentando l’apporto di rifiuti. Certo, non tutto e riutilizzabile e non tutte le attività Amadori sono al 100% eco-sostenibili. Nonostante ciò, bisogna apprezzare che l’azienda adotti queste misure, non obbligatorie.

Autoproduzione dell’energia

Oltre al riutilizzo dei rifiuti per varie attività aziendali, Amadori ha anche cercato di migliorare l’impatto che le sue aziende e filiere hanno sull’ambiente cercando di autoprodurre una parte dell’energia sfruttata. Infatti secondo la stessa azienda, la percentuale di energia autoprodotta e pari al 30% nei vari stabilimenti presenti in Italia. Solo nello stabilimento di Cesena la percentuale sale sino all’80%. Quest’energia viene prodotta da diverse fonti rinnovabili come:

  • impianti fotovoltaici
  • cogenerazione
  • biogas

Proprio a Cesena, l’azienda invece ha scelto di realizzare un Polo Energetico, composto da una centrale termica integrata con due impianti a metano che generano un buon risparmio energetico durante l’anno.


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