Il telelavoro aiuta l’ambiente

Le condizioni di salute del nostro pianeta  non sono, purtroppo, ottimali.
I dati sempre più allarmanti diffusi dall’European Enviromental Agency, parlano chiaro.
Buona parte della responsabilità ambientale è da ascrivere all’inquinamento prodotto dai mezzi di trasporto.
Le Istituzioni intervengono spesso per sensibilizzare l’opinione pubblica in proposito, richiamando l’attenzione per un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, car sharing, mobilità dolce.

Raramente, invece, si parla un’altra forma di riduzione dell’inquinamento molto efficace: il telelavoro.
Lavorare da casa è un sogno per molti, in termini di work-life balance  (cioè conciliare famiglia e lavoro), ma anche per la maggior flessibilità organizzativa, i minori costi da sostenere, il minor stress per raggiungere il posto di lavoro….

Non solo. L’ambiente trarrebbe benefici immensi da una attuazione capillare del telelavoro.
Evidentemente, in termini di azzeramento di emissioni di CO2 poiché viene eliminato il tragitto casa-lavoro, ma anche quello da/verso chi si occupa dei bambini in tenera età quando i genitori lavorano.

Si ridurrebbe, inoltre, la domanda di grandi infrastrutture (parcheggi, strade ad alta velocità, varianti) poiché la densità di automobili in circolazione diminuirebbe e, di conseguenza, anche i grandi ingorghi urbani.

Le stesse aziende non dovrebbero più costruire palazzoni per ospitare tutti i dipendenti e il costo per il telelavoro sarebbe irrisorio.
Ogni telelavoratore avrebbe, infatti, bisogno di un telefono, pc e connessione Internet.
Poi, tramite chat, mails, groupware  i lavoratori continuerebbero a collaborare fra loro senza dover necessariamente condividere gli spazi fisici di lavoro.

rifiuti prodotti si ridurrebbero: infatti, il lavoratore consumerebbe salutari pasti casalinghi, invece di voluminosi pasti precotti ed anche la quantità di abiti da acquistare diminuirebbe vertiginosamente, bastando un look informale anche per il lavoro.
Tutto ciò sarebbe un’ottimo start up per incominciare una rivoluzione culturale.
Graduale abbandono della dipendenza dalla automobile nel breve tempo e, chissà, nel lungo periodo, di totale abbandono della stessa per abbracciare nuovi stili di mobilità completamente ecosostenibili.


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