Kilometro zero

Cibi a kilometro zero: come funziona

 

Tutelare la tradizione locale e il cibo delle zone dove si vive è importante, per tutta una serie di motivi. Preferire alimenti del posto aiuta l’economia (si acquista da aziende locali invece che internazionali), permette di mangiare più sani e fa vivere tutti meglio. Insomma, i vantaggi dei cibi a kilometro zero sono tanti, ma come funziona questo concetto?

Prendiamo ad esempio una località di mare come Termoli, in Molise. E’ consigliato preferire pesce del luogo rispetto a quello importato perché ne va delle freschezza e della bontà del prodotto. Ecco dunque che andare a fare spesa nel mercatino di pesce locale (nello specifico, è situato nel porto cittadino) piuttosto che al supermercato aiuta il km zero (nota anche come “filiera corta”).

Il discorso vale anche per i prodotti tipici della montagna, come la mozzarella locale, il caciocavallo o la stracciata. Un piccolo paesino di montagna, come può essere Carovilli (rimaniamo sempre in Molise, ma il discorso può essere ampliato ad ogni cittadina del nostro paese), ha diversi stabilimenti che, in maniera “casalinga”, producono ottimi prodotti. Andare a fare acquisti lì, piuttosto che optare per cibi confezionati prodotti con latte in arrivo da chissà dove, aiuta la filiera corta, il kilometro zero.

Ovviamente bisogna valutare da prodotto a prodotto, perché ce ne sono alcuni che è consigliato acquistare localmente ed altri che, invece, occorre per forza di cose acquistare fuori. Prendiamo le banane, ad esempio, per le quali la qualità migliore viene dal Sud America.

Praticamente, si parla di km zero quando ci si rivolge ai produttori locali per acquistare determinati prodotti.

I vantaggi del km zero sono diversi anche sull’ambiente, oltre che sulla qualità del prodotto. I cibi che vengono importati, solitamente, sono trasportati su gomma, con autocarri. Questo produce un incremento dei consumi dei carburanti, congestione del traffico, inquinamento acustico ed atmosferico, a tutto svantaggio del mondo.

Un esempio? Le emissioni di CO2 per le arance che arrivano dalla Spagna sono pari a 245kg, mentre è di oltre 10 volte l’emissione inquinante per l’aglio che arriva dal Pakistan.

Il km zero ha tutta una serie di vantaggi, dunque, e non c’è davvero ragione per non preferirlo.


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