Quanto inquinano le aziende italiane?

In Italia sono ancora tante le aziende che non hanno ricevuto l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e che quindi inquinano così tanto da essere fuorilegge per le norme ambientali della Comunità Europea.

Il caso più noto è forse quello dell’Ilva di Taranto, stabilimento industriale già da qualche anno sotto i riflettori per le insidie che getta sulla salute dei residenti nel territorio circostante, ma sono tante le aziende che da Nord a Sud non sono ancora a norma.

Rimanendo il Puglia, la maglia nera dell’inquinamento è stata attribuita alla centrale Enel termoelettrica a carbone Federico II di Cerano, in provincia di Brindisi, rea di aver contaminato terreni, acqua e atmosfera. Enel nell’occhio del mirino anche in Veneto, a causa dello stabilimento di Fusina, area ad alto rischio ambientale.

Male anche la Sicilia, con il polo petrolchimico di Gela, quello di Siracusa (Augusta-Priolo) e le raffinerie di Milazzo, ad altissimo impatto ambientale, zone in cui l’incidenza dei tumori maligni è molto più elevata rispetto alla media nazionale.

Fortunatamente si registrano anche passi avanti nella salvaguardia dell’ambiente: secondo Greenpeace Italia, infatti, si è passati da 147 milioni di tonnellate di CO2 (principale responsabile dell’effetto serra globale) nel 2005 ai 122,2 milioni dello scorso anno.

Note di merito in questi primi passi verso un modello di impresa ecologica vanno alle aziende che hanno sposato la filosofia della sostenibilità; un numero sempre in crescendo e che fa ben sperare per il futuro.

Un esempio è quello di ATM, l’azienda di trasporti milanese, che ha aumentato di quasi il 70% i chilometri percorsi con energia pulita (utilizzata anche nei depositi grazie alle installazioni di pannelli fotovoltaici), e si è impegnata sul fronte di un servizio efficiente ed eco-compatibile, ottenendo l’importante risultato di una notevole diminuzione dell’inquinamento atmosferico e acustico.

Rimanendo a Milano è d’uopo citare Pirelli, una delle migliori imprese etiche italiane, che è riuscita a ridurre i prelievi d’acqua, aumentare il recupero dei rifiuti e implementare il segmento Green Performace, gamma di pneumatici le cui prestazioni garantiscono una riduzione delle emissioni di CO2, del carburante consumato e della rumorosità. Proprio l’azienda di Milano è uno degli esempi “doc” di come un’azienda può essere al tempo stesso “green” e profittevole: tra poche settimane è prevista l’IPO, dove Pirelli promette di fare “scintille”, tanto che, a detta di tanti, si tratta “della” IPO 2017.


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